Lovely Rita non convince

Lovely Rita non convince

Rita Borsellino di nuovo ad Acireale, com’era già successo soltanto pochi mesi fa nel salone S. Paolo e, soprattutto, più di un anno e mezzo fa, in un Cinema Margherita gremito e carico, in piena campagna elettorale per le Regionali 2006.
Le cose sono cambiate, oggi. Non si aspetta più il messia, al massimo una fioca luce nelle tenebre della sinistra italiana. La stanzetta del Maugeri è piccola, ma basta quasi a contenere qualche anima sensibile della sinistra acese: i padroni di casa di LiberaCittadinanza, qualche comunista (perchè, esistono ancora ad Acireale?), i ragazzi della Sinistra Giovanile e qualche ombra occulta del PD. L’occasione è la presentazione della candidatura di Alfio Foti. Ma molti sono lì per capire come sia stato possibile per Rita Borsellino mettere in piedi un’alleanza con il Partito Democratico, un’anomalia tutta siciliana. Cosa sia riuscita a tenere del progetto “Un’altra storia”, e a cosa abbia dovuto rinunciare.

L’esordio di Citto Leotta di Libera Cittadinanza chiarisce subito il clima dell’incontro: “Rita Borsellino sarebbe stata il candidato ideale della società civile alla Presidenza della Regione Siciliana”. E invece è soltanto designata alla presidenza dell’assemblea regionale. Un ruolo da garante, in odore di emarginazione e di mani legate.

E lei, Rita, cosa dice? Parla più che altro del passato, della sua precedente candidatura, dell’esperienza del programma partecipato, dell’entusiasmo di due anni fa. Ma parla anche della difficoltà di unire il centrosinistra nell’opposizione a Cuffaro, persino nel presentare una mozione di sfiducia al presidente condannato. Nel profonodo della loro coscienza, tutti ricordano il dopo-primarie 2006, quando DS e Margherita, spiazzati e risentiti dalla vittoria schiacciante di Rita sul riciclato e fetido Latteri, parteciparono con indifferenza alla campagna elettorale della candidata.

A quel timidissimo appoggio, oggi Rita paga un inspiegabile tributo di obbedienza. Ma di fronte al suo elettorato, sembra quasi volersi giustificare per un’alleanza sentita come irrinunciabile, non si sa bene perchè. E’ un appello alla compattezza, il suo, contro l’ex cuffarismo divenuto “lombardismo”. Sembra non ricordare che l’anti-berlusconismo ha reso sterile l’intero centrosinistra italiano. E della sostanza e del futuro dell’accordo cosa dice? Analizzeremo dopo, dichiara, dopo il 14 aprile. Intanto, qui in casa degli amici un po’ delusi, un po’ perplessi, un po’ rassegnati, meglio nominarla il meno possibile, la Finocchiaro.

E chi chiede risposte subito, un programma credibile, il rispetto di garanzie inviolabili da parte del Partito Democratico, rimane interdetto, si sente tradito. Rita ci mette il nome, il timbro. Servirebbe invece un intervento deciso, un taglio netto per estirpare la piaga del sistema clientelare. Rimane invece la sensazione che non basti affatto un nome divenuto logo a distruggere un sistema in cui anche il PD sguazza allegramente. E si sente puzza di rinuncia.

In primissimo piano, in basso, le fedeli nuche della Sinistra Giovanile confabulano mentre le ultime battute dell’incontro scatenano risate amare.

“Speriamo di farcela”, dice uno dal pubblico.
“Qua in Sicilia?”, risponde Foti, “Vabbeh!”

Checchè ne dica Rita, obbligata ormai dal vestito che indossa a mostrare la faccia positiva dell’accordo, siamo lontani anni luce dalla speranza e dall’energia di quel “Votare per tornare” sul treno degli studenti fuori sede di ritorno per le elezioni 2006.

Guarda il video dell’intervento della Borsellino

One Response to “Lovely Rita non convince”

  1. Lo slogan elettorale di Anna Finocchiaro è “Cambiamo il volto della Sicilia”.
    Non ne ero molto convinto ma dopo aver letto questo articolo di Marco Travaglio ne sono ancora meno. La teoria del “meno peggio” è insostenibile.
    http://espresso.repubblica.it/dettaglio/Ando-e-torno/1996554/18

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