Caos Calmo
Caos Calmo è un film di Domenico Procacci.
E storcano pure i nasi quelli che non ammettono che la paternità di una pellicola non possa che essere attribuita al regista della pellicola stessa, quelli che sono fedelissimi alla politica degli autori e che non pagherebbero mai sei o sette euro per vedere un film dove non si noti la mano pesante, lo stile inequivocabile di un artista-demiurgo che con una certa area snob stiracchia immagini perfette e iper-significanti, tagli audaci, colonne sonore cool-lounge-ambient e sempre un po’ freak.
Caos Calmo è una operazione produttiva che poco ha a che fare con il cinema che in Italia siamo abituati a pensare come italiano.
Passo Uno. Sandro Veronesi, scrittore da milioni di copie (fratello per altro del più noto Giovanni, regista un tempo stimabile, poi spostatosi sulla fascia Vanzina-Parenti-De Laurentis), nel 2006 si aggiudica il Premio Strega con il suo romanzo Caos Calmo.
Passo Due. Domenico Procacci, produttore dalle umili origini Santospiritesi (è del paesino di Santo Spirito a pochi chilometri da Bari) e dall’innata indole americaneggiante con enormi successi alle spalle, acquista i diritti del romanzo di Veronesi per trarne un film.
Passo Tre. Il romanzo racconta di una stramba elaborazione di un lutto da parte di uno splendido cinquantenne che come mestiere si occupa, anche se di sponda, di cinema. Lutto, Stramberia, Cinema: “Sembra un film di Moretti”, si sarà fatto un risata Procacci. “Mettiamoci Moretti!”, si sarà detto.
Passo Quattro. Un film di Moretti costa quanto un film americano, ma Procacci è americano solo nell’anima, nel modo di operare rispetto al settore produzione, i budget restano quelli piccoli piccoli di Santo Spirito, al massimo di Cinecittà. E allora si scarti l’idea di affidare la regia allo stesso Moretti e si trovi un professionista, un regista che non sia autore ma solo regista, uno preciso nel consegnare il lavoro, magari abituato ai ritmi della televisione, ma anche già “traspositore” di altri romanzi e pure con qualche passato in comune con lo stesso Moretti. Il nome perfetto è quello di Antonello Grimaldi (gran parte delle regie di Distretto di Polizia, regista dell’adattamento cinematografico del romanzo Procedura di Salvatore Mannuzzu, piccola apparizione ne Il Caimano di Nanni Moretti).
Passo Cinque. Beh, ma Moretti è un autore, peggio è Nanni Moretti: come si fa a lasciarlo a bocca asciutta, a dirgli che per questo film deve fare solo l’attore? Le altre due importanti prove attoriali di Moretti sono entrambe legate a registi suoi “figliocci”: Il Portaborse di Luchetti del 1991 e La seconda volta di Calopresti del 1995, entrambe produzione della Sacher. Ma qui la questione è molto diversa. Allora gli si affidi la sceneggiatura (tanto la storia è quella di Veronesi, mica può strafare) e, accanto gli si piazzi due sceneggiatori di un certo calibro: Francesco Piccolo, anche lui romanziere e co-sceneggiatore de Il Caimano e Laura Paolucci, figlia di uno dei primi successi Fandango, Velocità Massima di Daniele Vicari.
Passo Sei. Il cast tecnico-artistico non è ancora al completo se non si sceglie un adeguato direttore della fotografia. Moretti due volte ha recitato personaggi importanti in film diretti da altri autori e tutte e due le volte è stato fotografato dallo stesso direttore: Alessanto Pesci. Pesci è già stato inoltre direttore della fotografia per Grimaldi ed ha anche firmato il successo televisivo di Elisa di Rivombrosa. C’è poco da starci a pensare.
Passo Sette. Rifiniture. Chi si affianca allo splendido cinquantenne? Due splendide quarantenni come Isabella Ferrari e Valeria Golino, entrambe bravissime, entrambe sexy, entrambe con una piccola trama da intrecciarsi alla narrazione principale, di quelle che prima o poi lo spettatore medio lo sa che intravedrà il seno di almeno una delle due (e lo spettatore medio non si delude mai se sei un vero produttore all’americana).
Risultato.
Caos Calmo è un film che non può essere visto né giudicato se non mettendo in conto tutti questi aspetti.
La storia non è affatto male, le idiosincrasie e manie morettiane strappano qua e là degli inevitabili sorrisi, le musiche di Paolo Buonvino (altro uomo chiave della scuderia Fandango) non sono mai troppo invadenti, Alessandro Gasman nel ruolo del fratello trendy (mannaggia come ci siamo ridotti Moretti…) è discretamente accettabile, ma nel complesso la pellicola risulta tiepida, né buona né cattiva, forse sin troppo studiata perché vi si possa scorgere un pizzico di anima vera, di quell’anima che nel cinema si crea dall’armonia di tanti fattori, di tante anime, e che qui, invece, pare affiorare solo in singole intuizioni: una inquadratura sulle altre, una espressione degli occhi di un attore a cui il collega nella stessa immagine non riesce a rispondere con uguale intensità, una battuta particolarmente azzeccata nel mare logico e funzionale del resto dei dialoghi.
Se c’è qualcosa che però è davvero importante in Caos Calmo è che ieri l’ho
visto allo spettacolo delle 18 nella squallidissima sala del Cinema Spadaro di Acireale e, assieme a me, c’erano almeno altri 40 o 50 spettatori, miracolo che (alla luce del fatto che si trattava di un film italiano, che l’audio del cinema è tra i peggiori che si possono trovare nella provincia etnea e che comunque sullo schermo ci fosse Nanni Moretti e non Christian De Sica) si è ripetuto, forse anche meglio, allo spettacolo delle 20.
Nanni Moretti e Valeria Golino
C’era una folla da non crederci: ho avuto difficoltà ad uscire.
Insomma, sarà pure un film senza anima di quelli che tanti (compreso me) storceranno il naso nel guardare, ma non è la trasposizione di un bestseller di Moccia, non è il film-panettone di Natale o Aldo Giovanni e Giacomo, ha una sua dignità bella e buona e (così come Procacci e Fandango ci avevano già abituato con altre operazioni simili, vedi Radiofreccia di Ligabue del 1998) è un prodotto commerciale, ma di qualità.
In coda, sui titoli, c’è un pezzo inedito scritto apposta da Ivano Fossati per la colonna sonora. Non mi è parso uno dei suoi capolavori, ma vuoi paragonarlo a Tiziano Ferro?





Secondo il “Berliner Zeitung”, Caos Calmo è un film molto brutto, parecchio brutto. Così come secondo tutte le riviste specializate di cinema tedesche che seguivano il Festival di Berlino. Io non l’ho visto, e non darò sette euri a Procacci per vederlo, aspetterò che il mulo ne possegga una versione dvdrip, in ogni caso mi dispiace molto se i critici stranieri fanno così una merda un nostro film, penso l’unico in concorso.
Odio pure essere sempre ipercritico contro ogni film italiano che esce, ma forse questi critici stranieri vedono così il cinema italiano, come il resto del paese, in decadenza.
Se poi a questo aggiungiamo, che a “Nuovomondo” di Crialese non diamo neache un premio, allora credo che si ha tutta l’intenzione di rimanere a sguazzare nel nostro stagno, l’importante e che sguazziamo felici.
Volevo solo condividere con voi, non c’entra ma c’entra, il mio odio verso Calopresti. Ha fatto un film , “L’abbuffata” che parla di ragazzi calabresi che cercano di fare un film con due lire (molto sintetizzato), e ad un intervista diceva che i giovani non devono aspettare i contributi dello stato, ma che devono sapersela cavare da soli. Mi fa piacere che questo lo dica uno che faceva (o fa?) parte della commissione per l’erogazione dei contributi al cinema (area rifondazione) e che si è fatto finanziare tutti i suoi film.
Lo volevo dire a qualc’uno, scusate.
Gallit