Le mura perdute. L’assedio dell’incuria alla storia di Aci
Camminarci sopra produce un rumore insolito, granuloso, quasi friabile. Se il mare è grosso a questi suoni si aggiunge pure l’umido della salsedine che sale a sbuffi.
All’inizio, dopo essersi lasciati il molo alle spalle, sembra di camminare lungo una qualunque costa rocciosa della zona: bianco e blu sopra nero di lava e viceversa. Guardando verso l’interno: verde, grigio, giallo, colori che ti dicono chiaramente “macchia mediterranea”. Dopo aver percorso poche decine di metri verso nord è chiaro che non è la solita costa. La roccia risponde all’assedio del mare ostentando un braccio sottile ma solido. Su quel braccio un pugno che è torretta, che è Garitta. Non è necessario raggiungerla. Basta fermarsi a metà dell’arto, più o meno all’altezza del gomito. Da lì, se ci si volta verso
terra, ci si accorge che quel rumore granuloso, quelle pietre instabili sono altro. Da lì, dalla giusta distanza la visione è unitaria. Si comprende che la roccia, senza nessuna evidente linea di demarcazione, diventa pietre e blocchi. E blocchi e pietre diventano muro. La costa non è più una qualunque. La costa è difesa, è limen. Qui dentro noi, dietro il muro, ad aspettare e osservare. Là fuori loro, ad aspettare di arrivare. La zona è quella di Acireale, frazione S. Tecla, per l’esattezza.
La Garitta vista dallo Scalo Pennisi. In fondo a sinistra una delle moderne costruzioni della zona
La prosa mielosa e le precisazioni topografiche sono, purtroppo, necessarie nonostante si parli ad un pubblico indigeno, che di quella roccia e di quella salsedine è impastato. La maggior parte degli Acesi ignora l’esistenza dei resti di un sistema difensivo connesso alla Garitta di S. Tecla. Sistema che risale alla fine del XVI secolo d.C.
Molti pensano che la torretta sia un retaggio dell’ultimo grande conflitto bellico. Le fortificazioni in questione, al contrario, fanno parte di un complesso sistema di difesa che annoverava fra i suoi punti forti la torre S. Anna (oggi faro di Capo Mulini) e la fortezza del Tocco sulle Chiazzette (per restare in ambito strettamente comunale) e che fu opera di menti spagnole per cercare di difendersi dalle incursioni delle navi turche. Di questo sistema difensivo restano ormai solo alcuni brandelli, non solo a S. Tecla ma anche nell’area cosiddetta Gazzena, non lontano da Capo Mulini.
Per tornare alla nostra Garitta, le strutture conservate, oltre alla torretta, sono rappresentate da resti di mura di notevole spessore (in un tratto a doppio paramento e con una postierla) spesso in stato di ampio crollo. Se il muro difensivo vero e proprio sormonta la costa, nell’area retrostante, fra ulivi ed erba alta, sono presenti numerose strutture murarie che in alcuni casi raggiungono diversi metri di altezza e delle quali almeno alcune potrebbero avere a che fare con lo stesso impianto difensivo.
Oggi tutta l’area versa in uno stato di totale abbandono, dimenticata o peggio ignota alle amministrazioni locali, alla Soprintendenza BB.CC.AA., agli enti preposti alla tutela della costa e della Riserva della Timpa.. Eppure le barche e i motoscafi attraccano proprio in quelle acque. Eppure le villette sono lì a due passi. I loro tetti fanno capolino tra gli ulivi a poche decine di metri dalle antiche mura.
Fortificazioni a doppio paramento con postierla alle spalle della Garitta
Strano che sia così. Strano perché per il futuro di Acireale non si fa altro che parlare di vocazione turistica. Forse bisognerebbe spiegare a molti, in particolar modo all’Amministrazione acese, che la vocazione è solo una disposizione naturale che da sola non è sufficiente a far piovere turisti dal cielo. A quella stessa amministrazione bisognerebbe far notare che è insensato sperare di ottenere l’inserimento nella lista dei patrimoni dell’umanità senza elaborare una strategia ampia di attenzione e valorizzazione della storia cittadina e delle sue testimonianze, sin dalle sue origini. Acireale non è solo barocco. Acireale non è solo centro storico. Ammesso che questi ultimi stiano davvero ricevendo le attenzioni che meritano.
Strano che
Si vuol davvero valorizzare il patrimonio artistico di Acireale? Si vuol davvero puntare sulla sua vocazione turistica? Allora, si inizi a sensibilizzare la cittadinanza (perchè anche di questo si tratta) alla storia e al territorio di Acireale, sin dall’istruzione elementare. Si inizi da risorse come







Bravo Grigorion,
è una cosa di cui parliamo sempre, quando d’estate ci troviamo in quei posti, e non ci spieghiamo perchè siano così maltrattati.
Riguardo le giovani menti acesi, ci sono eccome. Ma i vecchi potenti acesi non le amano, temo.
Fredo