dov’è Herman bruciato in miniera

Harold Anthony Forsythe aveva 25 anni, e faceva l’apprendista di manutenzione di Rete Ferroviaria Italiana (RFI). Stava riparando un guasto sulla linea all’altezza della stazione di Torricola, vicino a Roma. Il treno 9378 proveniente da Napoli se l’è portato via come il vento fa con un cappello. Ma un vento parecchio forte, a circa 170 km orari. I macchinisti non avevano ricevuto alcuna segnalazione di lavori in corso, nessun semaforo giallo, nessun rallentamento quindi.

Bruno Santino di anni ne aveva 26. E’ morto all’ospedale Maria Vittoria di Torino dopo una lunga agonia . Con lui se ne sono andati altri tre compagni, Antonio Schiavone, 36 anni, Roberto Scola, 32 anni, Angelo Laurino, 43 anni. Tre operai coinvolti anche loro nell’incendio scoppiato all’acciaieria ThyssenKrupp lottano per restare in vita.

E cosa ne sarà di Charlie, che cadde mentre lavorava e dal ponte volò, volò sulla strada

Si sa che i morti chiamano telecamere: se non lo denuncia la tv il problema non esiste. E allora ci si affanna, ci si indigna, si invocano leggi giuste, misure rigorose, ispezioni accurate e severe, pene commisurate al reato. Fumo. In realtà, passata la nube mediatica, sulle fabbriche di Torino scenderà il silenzio, come accade quotidianamente anche su tutti i cantieri edili del paese.

Costretti a lavorare anche fino a un totale di 15 ore al giorno per arrivare a uno stipendio sufficiente a mantenere le proprie famiglie, gli operai morti a Torino sono ennesime vittime di un sistema economico balordo, padre colpevole dell’insicurezza sul posto di lavoro. Rispettare le regole costa troppo se la logica esclusiva è quella del profitto.

Eppure il paese è fermo e zitto, un po’ costernato, ma soprattutto indifferente. Dietro lo strepito dei media, in realtà non si muove foglia. Il Manifesto di oggi raccontava di una Torino assente, una città estranea al dolore e alla rabbia degli stessi uomini che ogni giorno la tengono in vita. Solo ventimila persone, tutti operai. Un dramma ignorato dalle altre categorie sociali. Dove sono le moltitudini, dove sta la gente? Come mai non si scende in strada per un paese sempre più povero, sempre più precario, in cui si muore per un tozzo di pane come nell’Ottocento europeo dei nostri libri di storia del liceo? Forse a fermarci è questa tremenda illusione di un benessere diffuso, di un libero accesso al consumo, di privilegi che ci sembrano inattaccabili e indiscutibili, di beni a cui crediamo di non poter rinunciare, come la nostra falsa democrazia in automobile. E l’Italia muore, nelle fabbriche, nelle gallerie, giù dai ponteggi delle case dei signori. E l’Italia muore, nel futuro negato ai suoi cittadini più giovani da un contratto a termine, o peggio, dalla morte stessa. E l’Italia muore nel silenzio della sua disumanità, della sua paura del vicino, tutti a negarci il saluto e il sale sui pianerottoli, a girare da soli ma in milioni, chiusi con la sicura, uno per macchina.

Troppo presto abbiamo messo in soffitta idee e dicotomie che spiegavano i conflitti del nostro quotidiano. Il padrone esiste ancora, esiste lo sfruttato. Esiste il borghese perbenista e bigotto, ricco ed ipocrita. Esiste e non si accorge di aver generato figli precari col suo seme carico di miseria ed egoismo. E di aver costruito un paese in cui la solidarietà è scandita dalle lacrime di plastica della televisione.

Siamo morti a Torino, siamo morti a Torricola.

Ieri, in testa al corteo, il padre di Bruno Santino ha detto:”Pagherete tutto. Assassini”.

E ce l’aveva anche con me che me ne sto zitto e solo e non presento il conto ai responsabili.

Si può anche cominciare così? L’appello di Repubblica

5 Responses to “dov’è Herman bruciato in miniera”

  1. eppoi mentre si muore per un turno in fabbrica o per un’operazione di tonsillite fatta in un’ospedale nella parte sbagliata del paese, loro si accapigliano sul “decreto sicurezza”, una legge feticcio portata avanti per debellare, tra le altre cose, la terribile piaga dei lavavetri, che si sa,ogni anno, uccidono più persone degli squali bianchi.

    questo è quello che si meritano:

    http://www.repubblica.it/2007/10/sezioni/politica/partito-democratico-15/krafen-lancio/krafen-lancio.html

    in bocca al lupo garabombo, che la strada ti sia lunga.

    T.

  2. A Carrara, vicino a casa mia, quando ero piccolo ogni tanto suonava una sirena. Nei quartieri Perticata, Congo, Corea, si sentiva bene, indistintamente dal posto in cui ti trovavi. Poi l’hanno levata, il telefono già a metà anni 80′ era quasi certamente nelle case di tutti, ma per parecchi anni si vede che non era stato così. La sirena che gridava forte nelle orecchie della gente stava a significare che un incidente grave era avvenuto nelle cave di marmo. Un uomo su due lavorava alle cave, e non vi sto qui a sciolinare le statistiche dei morti durante il lavoro, uno dei più pericolosi che esistono, vi invito soltanto ad andare all’Arci di Collonata (dove non fanno solo del buon lardo) o di Gragnano o Bedizzano, per contare gli occhi, le dita, e i bracci dei vecchi che siedono a giocare a carte. Qualcuno all’appello manca, ma non per questo manca il buon umore (a dire il vero con i foresti non sono subito propriamente ospitali,ma con un po’ di pazienza ti accettano di buon grado). Il marmo bianco, pregiatissimo, di Carrara non manca invece nelle case dell’aristocrazia industriale mondiale, nelle grandi sale dei palazzi di potere, alla Casa Bianca per esempio. Il marmo sta dentro la montagna, che orami sono vuote dentro, sembrano montagne, quasi alpi all’aspetto, ma dentro sono vuote, enormi involucri di nulla.
    Il problema siamo anche noi, anzi, siamo sopratutto noi, umani in generale. Una vecchia storia anarchica proprio di Carrara parlava di un vecchio compagno anarchista, cavatore, che stava a riposo sotto la veranda di casa sua, davanti alla strada che portava fin su alle cave. Mentre oziava vide passare un bel blocco di marmo, bianchissimo, portato via da un carro della compagnia rivale a quella per cui lui lavorava. Chiamò la moglie a vedere, e si lamentò del fatto che nella loro cava non ci fosse un marmo così bianco. La moglie sorpresa gli rispose che mica era sua la cava, che se ne fregasse di quel blocco di marmo. MA l’anarchico le rispose: “Ma io alla cava ci lavoro, e sarei felice di estrarre quel marmo”.

  3. Purtroppo quello che colpisce di piu’ e’ la sostanziale indifferenza che circonda questi avvenimenti, ma che piu’ in generale mi sembra caratterizzare il funzionamento della nostra societa’. In Italia, anche piu’ che altrove, ci troviamo ad essere divisi e asociali. Siamo isolati su tutto, e i media giocano a fare confusione.

  4. LA COLLINA

    Dove sono Elmer, Herman, Bert, Tom e Charley,
    l’abulico, l’atletico, il buffone, l’ubriacone, il rissoso?
    Tutti, tutti, dormono sulla collina.

    Uno trapassò in una febbre,
    uno fu arso in miniera,
    uno fu ucciso in rissa,
    uno morì in prigione,
    uno cadde da un ponte lavorando per i suoi cari -
    tutti, tutti dormono, dormono, dormono sulla collina.

    Dove sono Ella, Kate, Mag, Edith e Lizzie,
    la tenera, la semplice, la vociona, l’orgogliosa, la felicie?
    Tutte, tutte, dormono sulla collina.

    Una morì di un parto illecito,
    una di amore contrastato,
    una sotto le mani di un bruto in un bordello,
    una di orgoglio spezzato, mentre anelava al suo ideale,
    una inseguendo la vita, lontano, in Londra e Parigi,
    ma fu riportata nel piccolo spazio con Ella, con Kate, con Mag -
    tutt, tutte dormono, dormono, dormono sulla collina.

    Dove sono zio Isaac e la zia Emily,
    e il vecchio Towny Kincaid e Sevigne Houghton,
    e il maggiore Walker che aveva conosciuto
    uomini venerabili della Rivoluzione? *
    Tutti, tutti, dormono sulla collina.

    Li riportarono, figlioli morti, dalla guerra,
    e figlie infrante dalla vita,
    e i loro bimbi orfani, piangenti -
    tutti, tutti dormono, dormono, dormono sulla collina.

    Dov’è quel vecchio suonatore Jones
    che giocò con la vita per tutti i novant’anni,
    fronteggiando il nevischio a petto nudo,
    bevendo, facendo chiasso, non pensando né a moglie né a parenti,
    né al denaro, né all’amore, né al cielo?
    Eccolo! Ciancia delle fritture di tanti anni fa,
    delle corse di tanti anni fa nel Boschetto di Clary,
    di ciò che Abe Lincoln
    disse una volta a Springfield.

    * La guerra per l’indipendenza dall’Inghilterra vinta nel 1776, che sotto la guida di George Washington portò alla costituzione degli Stati Uniti.

  5. THE HILL
    Where are Elmer, Herman, Bert, Tom and Charley,
    The weak of will, the strong of arm, the clown, the boozer, the fighter?
    All, all are sleeping on the hill.
    One passed in a fewer,
    One was burned in a mine,
    One died in a jail,
    One fell from a bridge toiling for children and wife -
    All, all are sleeping, sleeping, sleeping on the hill.

    Where are Ella, Kate, Mag, Lizzie and Edith,
    The tender heart, the simple soul, the loud, the proud, the happy one?
    All, all are sleeping on the hill.

    One died in shameful child-birth,
    One of a thwarted love,
    One at the hands of a brute in a brothel,
    One of a broken pride, in the search for heart’s desire,
    One after life in a far-away London and Paris
    Was brought to her little space by Ella and Kate and Mag -
    All, all are sleeping, sleeping, sleeping on the hill.

    Where are Uncles Isaac and Aunt Emily,
    And old Towny Kincaid and Sevigne Houghton,
    And Major Walked who had talked
    With venerable men of the revolution? -
    All, all are sleeping on the hill.

    They brought them dead sons from the war,
    And daughters whom life had crushed,
    And their children fatherless, crying -
    All, all are sleeping, sleeping, sleeping on the hill.

    Where is Old Fiddler Jones
    Who played with life all his ninety years,
    Braving the sleet with bared breast,
    Drinking rioting, thinking neither of wife nor kin,
    Nor gold, nor love, nor heaven?
    Lo! he babbles of the fish-frys of long ago,
    Of the horse races of long ago at Clary’s Grove,
    Of what Abe Lincoln said
    One time at Springfield.

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